venerdì 28 giugno 2013

Tomini di capra alla curcuma e altre spezie

 

Eccoci di nuovo a casa, di ritorno dalla Ville Lumière a scrivere di cibo tra una lavatrice e l'altra.
Queste ultime due settimane sono state dure. La mia amata amica-sorella a quattro zampe è volata in cielo in modo traumatico e noi siamo sati male, stiamo ancora male, staremo male per molto tempo. 
La nostra gita fuori porta a Parigi comunque era già programmata, per andare  a trovare i nostri cari amici che abitano lì, ed è stato molto bello anche se a volte la mente volava in Italia. Abbiamo cercato di stare allegri e siamo riusciti a stare bene e a goderci la bella vacanza facendo un tour insolito fatto di mercati, mostre, bistrot e passeggiate. Presto vi racconterò l'esperienza e posterò alcune ricette del mio caro Cristian che cucina come uno chef nonchè articoli sui posti speciali che abbiamo visitato.

Tornando a noi, in Italia, per il circolo del Cibo e per noi FFB (fair food bloggers) questo è tempo di curcuma, preziosa spezia utilizzata in molte zone del mondo per vari scopi, da quelli terapeutici a quelli estetici e culinari. 
L'idea per questa ricetta me l’hanno data i miei amici gemelli appassionati di formaggi che hanno addirittura fatto il tour gastronomico dei formaggi in Francia la scorsa estate andando per fattorie e aziende agricole ad assaggiare formaggi.
Mi hanno consigliato di assaggiare i tomini in particolare con le spezie invece che con il solito bagnetto verde alla piemontese e devo dire che è stata una grande scoperta.  

Ingredienti:
2 tomini caprini
una punta di cucchiaino di curcuma macinata Altromercato
una punta di cucchiaino di pepe nero macinato Sri LankaAltromercato
una punta di cucchiaino di Curry Mutter Potato/Paneer Masala Altomercato
una punta di cucchiaino di Cumino in polvere o spezia a piacere come la cannella

Procedimento:
tagliare i tomini a rondelle e disporre in un piatto da portata, poi cospargere delicatamente con le spezie senza esagerare.
Mettere in frigo prima di servire o servire subito.
Taglia i tomini a rondelle e disponili su un piatto da portata, poi cospargili delicatamente con le spezie, senza esagerare.
La cosa migliore è servirli subito, se non è possibile, puoi conservarli in frigo al massimo un paio d'ore, altrimenti le spezie lasciano colore e il risultato estetico sarà deludente. Servi in tavola i formaggi, non eccessivamente freddi.

Curiosità:
Io uso la curcuma anche per:
-Colorare la crema pasticcera vegana: aggiungere un pizzico di curcuma per colorare di giallo la crema;
-Fare degli impacchi per sgonfiare i brufoli: mescolare in una ciotolina un cucchiaino di curcuma con poche goccie di latte formando una pastella non troppo liquida. Mettere il composto sulla zona interessata e coprire con un cerotto. Fare preferibilmente prima di andare a letto per fare agire tutta la notte. Il suo potere anti infiammatorio sgonfierà la zona del brufolo. Applicare anche il giorno dopo se necessario.

martedì 11 giugno 2013

Cibo cittadino del mondo: Torta di riso di Bosio







Il Piemonte, la mia regione, si traduce letteralmente ai piedi delle montagne.
E' un territorio prettamente montagnoso ma anche ricco di colline sinuose e di pianure meravigliose che influenzano le produzioni agricole e quindi anche la cucina.
E’ un territorio diviso per zone diverse, seppur sempre vicine tra loro a livello morfologico, gastronomico e culturale.
In tutte queste zone sono ben radicate tradizioni, dialetti e ricette e non si contano i piatti tradizionali piemontesi, perché sono tantissimi, ricchi di gusti e sapori, ricette povere e ricette nobili, poiché tra l’altro influenzati dalla presenza dei Savoia.
Troviamo ricette influenzate dalla presenza ebraica e lombarda e la tavola Torinese, addirittura è considerata quella più cosmopolita del Piemonte per la non presenza di una vera e propria tradizione gastronomica, se non citiamo la produzione dolciaria del cioccolato e i grissini, dovuta allo sviluppo industriale che ha portato nella bella città della Mole persone provenienti da molte zone d’Italia con le loro tradizioni gastronomiche e i loro ingredienti se si può dire “esotici”.
La lingua, le canzoni, le usanze, gli abiti, ma in particolare la cucina, sono predisposte per essere influenzate e per essere contaminate da influenze e sapori che vengono da lontano, specialmente ai nostri giorni, grazie al fenomeno migratorio che non è più solo dall’Italia ma oramai, da più di 50 anni, da tutto il mondo.

A volte ci stupiamo quando troviamo dei piatti che somigliano così tanto ad altri di diversi paesi ma è uno stupore piacevole, sorprendente, che fa riflettere sul fatto che alla fine siamo tutti cittadini di un mondo solo e che girandolo abbiamo “contaminato” i sapori altrui e che questi sapori sono diventati importanti e caratterizzanti per altri.

Il riso è uno di quegli alimenti provenienti da luoghi lontani, che sono entrati a far parte della nostra cultura  e che si sono radicati completamente diventando non solo culture fondamentali e tipiche ma anche ingredienti necessari per la preparazione di piatti caratteristici del nostro territorio.
Il riso è una delle piante cerealicole più diffuse del mondo e se ne conoscono circa 120.000 varietà e sulla nascita del riso ci sono molte leggende come quella che narra della bellissima fanciulla indiana di nome Retna della quale il Dio Shiva se ne innamorò chiedendola in moglie. Come regalo di nozze, Retna chiese al Dio di dare una mano ai suoi affamatissimi connazionali, donando loro un cibo di cui non si stancassero mai. Shiva accettò ma poi non mantenne la sua promessa.Retna tenne duro e allora Shiva la prese con la forza così ,disonorata e ingannata, la giovane si gettò nel fiume sacro Gange. La sua anima si trasformò è diventò una pianta dai chicchi bianco-dorati: il riso. Shiva fu servito e soprattutto lo furono gli indiani, che da quel momento ebbero di che nutrirsi.

Un’altra bellissima leggenda che pone il riso come dono ricompensatore per un’azione virtuosa e valorosa è quella della tradizione cinese che vede un Genio Buono, incapace di sfamare gli uomini nel corso di una tremenda carestia, il quale si strappò i denti e li buttò al vento. Egli gettò i denti a chi non aveva il pane e i suoi denti si trasformarono in semi, dando vita a milioni di chicchi di riso. 
Il riso è nato in estremo oriente ed è giunto fino a noi attraverso le guerre,e le scorribande degli eserciti. Il trasporto del riso costava molto e  veniva impiegato in piccole dosi, essendo ritenuto una spezia rara. Lo si usava come farmaco, sotto forma di infusi e decotti, per malati di stomaco e di intestino, e come cosmetico, per rendere la pelle più morbida e luminosa. Dell’impiego “medico” del riso in Italia abbiamo le prove dai registri dell’ospedale di Sant’Andrea di Vercelli dove sono trascritte delle  somme spese nel 1260 per l’acquisto di riso e di mandorle da somministrare agli infermi.

Dunque l’uso alimentare del riso era ancora molto lontano poi, diminuiti il prezzo e le distanze, il riso giunse anche in Italia. Sia dal nord, forse per mano dei Crociati, che dal sud, via Sicilia, con i Mori.
L’uso alimentare del riso comunque nasce, anche in Italia, dalla carestia e questa storia accomuna tanti luoghi del mondo dove il riso è un sostentamento fondamentale per la vita di tante persone che non dispongono di molte alternative di cui cibarsi.

Questo piatto semplice, dalle umili origini, caratteristico del territorio piemontese lo preparano a Bosio, in provincia di Alessandria, generalmente per la festa patronale di San Bernardo che si svolge il 20 di agosto. Sembra davvero una ricetta venuta da molto lontano e questo mi fa pensare al legame che c’è tra  noi e il resto del mondo, quindi mi sembra perfetta per inaugurare il mio "ingresso" nella comunità del Circolo del Cibo di Altromercato e ne vado molto fiera poichè ne condivido a pieno i valori. 

Ingredienti:

Per la sfoglia:
150 gr. di farina 00
2 cucchiai di olio di semi di girasole bio
acqua tiepida q. b.
poco sale

Per il ripieno:
150 gr. di riso carnaroli (io ho usato quello coltivato nei territori vercellesi delle grange e del parco del Po)
1/2 bicchiere di latte o latte dia avena o di riso
20 gr. di burro
2 o 3 manciate di parmigiano grattugiato
1/2 bustina di zafferano in stimmi Altromercato
1 uovo di cascina o di allevamento a terra e all'aperto
¼ di bicchiere di olio evo.
1 cucchiaio in tutto di spezie Altromercato miste tra cui la cannella, chiodi di garofano, noce  moscata e aggiungere anche semi di coriandolo, semi di carvi e anice stellato)
Sale un pizzico

Preparazione:
In una padella di rame o in una casseruola mettete a bollire mezzo litro di acqua leggermente salata e il mezzo bicchiere di latte. Quando inizia a bollire aggiungete il riso e fatelo cuocere per cinque minuti. Passati cinque minuti aggiungete una manciata di parmigiano abbondante, il burro e lo zafferano e fate cuocere per latri cinque minuti. Scaduti i dieci minuti spegnete il fuoco e controllate che il riso sia al dente e abbia almeno mezzo dito di liquido su di esso. Lasciando raffreddare vedrete che il riso assorbirà il brodo.
Nel frattempo preparate la sfoglia, amalgamando in una ciotola la farina, l'olio e l'acqua tiepida aggiungendo un pizzico di sale fino a che l’impasto raggiungerà una consistenza morbida ed elastica. Lasciate riposare e tirate dopo mezzora con il mattarello in una sfoglia sottile. Ungete la teglia della pizza con l’olio di extra vergine d’oliva e stendete la sfoglia lasciandola fuoriuscire dai bordi. (io ho usato una teglia a cerniera da 28 cm con carta da forno oleata pinzata sotto tra il piatto e la cerniera e ho oleato anche i bordi).
Quando il risotto è raffreddato stendetelo e livellarlo bene nella sfoglia mantenendo uno spessore si un centimetro. Ora sbattete l'uovo con due cucchiai di olio di semi e un  pizzico di sale e cospargere la superficie della torta.
Ritagliate i bordi della pasta, ripiegateli un po' sulla torta e spolverizzate con il parmigiano e il cucchiaio di spezie con un colino per zucchero a velo su tutta la superficie e infornate per 20 minuti circa a 180° fino a che non sarà bella dorata.
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